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  <dc:contributor>Giovanni da Arezzo (Calligrapher)</dc:contributor>
  <dc:contributor>Bartolomeo Varnucci (Illuminator)</dc:contributor>
  <dc:contributor>Cosimo de&#39; Medici (Dedicatee)</dc:contributor>
  <dc:title xml:lang="ita">Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, plut. 63.5</dc:title>
  <dc:creator>Titus Livius</dc:creator>
  <dc:subject xml:lang="eng">Livy; third decade; totuslivius</dc:subject>
  <dc:subject xml:lang="eng">Dewey Decimal Classification -- Literature &amp; rhetoric (800) -- Italic literatures; Latin literature (870)</dc:subject>
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  <dc:subject xml:lang="ita">Tito Livio; terza decade; totuslivius</dc:subject>
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  <dc:type xml:lang="eng">Book</dc:type>
  <dc:publisher>PHAIDRA University of Padua</dc:publisher>
  <dc:identifier>hdl:11168/11.370807</dc:identifier>
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  <dc:description xml:lang="ita">Manoscritto membranaceo contenente la terza decade. Il codice è stato terminato il 28 aprile 1412 e sottoscritto dal copista Giovanni da Arezzo e forma un set con i mss. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, plut. 63.4 e 63.6, contenenti rispettivamente la prima e la quarta decade. Il set è stato realizzato per Cosimo de&#39; Medici il Vecchio, ma a differenza degli altri manoscritti, il colophon ha la parte che originariamente menzionava il proprietario erasa. È stato ipotizzato perciò che il manoscritto fosse originariamente destinato ad altri, forse a Nicolaus Riccius, dedicatario di altri manoscritti realizzati da Giovanni da Arezzo. È probabilmente copia del ms. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, plut. 63.20.

BIBLIOGRAFIA
- G. Billanovich – M. Ferraris, Per la fortuna di Tito Livio nel rinascimento italiano. I. Le “Emendationes in T. Livium del Valla e il Codex Regius di Livio, “Italia medievale e umanistica” 1, 1955, 245-264
- B. L. Ulmann, The Origin and Development of Humanistic Script, Roma 1960, 91-93
- A. C. de la Mare, Florentine Manuscripts of Livy in the Fifteenth Century, in T. A. Dorey (ed.) Livy, London – Toronto 1971, 177-195
- M. D. Reeve, The Transmission of Livy 26-40, &quot;Rivista di Filologia e Istruzione Classica&quot; 114, 1986, 129-172
- M. D. Reeve, The Third Decade of Livy in Italy: The Family of the Puteaneus, &quot;Rivista di Filologia e Istruzione Classica&quot; 115, 1987, 129-164
- G. Arbizzoni, voce Giovanni da Arezzo, in &quot;Dizionario Biografico degli Italiani&quot;, vol. 55, 2011, 684-687
- N. Giovè Marchioli - M. Palma, Livio nel Quattrocento fra manoscritti e stampa. Strutture materiali e grafiche, in G. Baldo - L. Beltramini (a cura di) A primordio urbis. Atti del convegno internazionale di studi liviani (Padova, 21-23 ottobre 2015), Turnhout 2018, 355-388

ILLUSTRAZIONE
Il codice presenta un testo su colonna unica vergato in littera antiqua da Giovanni d’Arezzo, notaio e cancelliere del comune aretino, considerato uno tra i primi copisti di mestiere a Firenze nell’ambito della produzione di manoscritti umanistici di inizio Quattrocento. 
La decade terza del plut.63.5, insieme alle decadi prima e quarta (rispettivamente plut.63.4 e plut.63.6), è parte di un set di manoscritti liviani realizzati a Firenze tra il 1412 e il 1413.
Secondo la ricostruzione di Billanovich, Giovanni d’Arezzo finì di trascrivere la decade terza il 28 aprile 1412 e la quarta il 15 gennaio 1412 secondo lo stile fiorentino (corrispondente all’anno 1413), che inizialmente erano destinate a un committente sconosciuto al quale non furono mai consegnati. In un momento di poco successivo, copiò anche la decade prima per Cosimo de’ Medici (plut.63.4, colophon f. 215v) e riutilizzò per la commissione medicea le due decadi precedentemente realizzate (Billanovich 1958, 254-255). 
Il ms. plut.63.5 presenta un apparato decorativo omogeneo e sobrio, composto da iniziali in apertura dei libri liviani decorate a bianchi girari a risparmio su lacunari rossi, arancioni, verdi e blu, che si ispirano al cosiddetto stile geometrico vegetale di transizione di età romanica (Ceccanti 1993-1996). Il codice è stato riadattato per la libreria medicea probabilmente nel terzo decennio del Quattrocento: viene eraso il nome del committente precedente (colophon f. 157v) con l’aggiunta di un fregio a penna con elementi floreali, sferette colorate, bottoni dorati e putti suonatori nel bas de page del frontespizio (f. 1r), attribuito al miniatore fiorentino Bartolomeo d’Antonio Varnucci (Ceccanti 1993-1996). Al centro è miniato un erote che regge uno stemma rovinato identificabile con quello di Cosimo de’ Medici. Al miniatore Varnucci si può attribuire anche l’iniziale V del f. 50r che presenta una decorazione a bianchi girari su sfondo verde e rosa e campo esterno blu, stilisticamente differente dalle altre iniziali dei libri liviani.

BIBLIOGRAFIA
- A. C. de la Mare, New Research on Humanistic Scribes in Florence, in A. Garzelli (a cura di), Miniatura fiorentina del Rinascimento 1440-1525. Un primo censimento, vol. 1, Firenze 1985
- M. Ceccanti, Proposte per la storia dei primi codici umanistici a bianchi girari, “Miniatura. Arte dell’illustrazione e decorazione del libro” 5/6, 1993-1996, 11-16
- F. Pasut, voce Varnucci, Bartolomeo d’Antonio, in M. Bollati (a cura di), “Dizionario biografico dei miniatori italiani, secoli IX-XVI”, Milano 2004, 979-982
- T. De Robertis, I percorsi dell’imitazione. Esperimenti di littera antiqua in codici fiorentini del primo Quattrocento, in C. Tristano - M. Calleri - L. Magionami (a cura di), I luoghi dello scrivere da Francesco Petrarca agli albori dell’età moderna, atti del Convegno internazionale di studio dell’Associazione italiana dei Paleografi e Diplomatisti (Arezzo, 8-11 ottobre 2003), (Studi e ricerche, 3), Spoleto 2006, 109-134
- T. De Robertis, I primi anni della scrittura umanistica. Materiali per un aggiornamento, in R. Black – J. Kraye – L. Nuvoloni (eds.), Palaeography, manuscript illumination and Humanism in Renaissance Italy. Studies in memory of A. C. de la Mare, London 2016, 55-85
 
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