
<schede>
  <OA version="3.00_ICCD0">
    <CD hint="CODICI">
      <TSK hint="Tipo Scheda">OA</TSK>
    </CD>
    <OG hint="OGGETTO">
      <OGT hint="OGGETTO">
        <OGTD hint="Definizione">affresco</OGTD>
        <OGTV hint="Identificazione">elemento d&apos;insieme</OGTV>
      </OGT>
      <SGT hint="SOGGETTO">
        <SGTI hint="Identificazione">Metamorfosi</SGTI>
        <SGTT hint="Titolo">Latona e i contadini della Licia</SGTT>
      </SGT>
    </OG>
    <LC hint="LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICO-AMMINISTRATIVA">
      <LDC hint="COLLOCAZIONE SPECIFICA">
        <LDCM hint="Denominazione attuale">Patrimonio Storico Artistico</LDCM>
      </LDC>
    </LC>
    <DT hint="CRONOLOGIA">
      <DTZ hint="CRONOLOGIA GENERICA">
        <DTZG hint="Secolo">XVII</DTZG>
        <DTZS hint="Frazione di secolo">ultimo quarto</DTZS>
      </DTZ>
      <DTS hint="CRONOLOGIA SPECIFICA">
        <DTSI hint="Da">1664</DTSI>
        <DTSF hint="A">1697</DTSF>
      </DTS>
    </DT>
    <AU hint="DEFINIZIONE CULTURALE">
      <AUT hint="AUTORE">
        <AUTS hint="Riferimento all&apos;autore">attribuito</AUTS>
        <AUTR hint="Riferimento all&apos;intervento">pittore</AUTR>
        <AUTN hint="Nome scelto">Primon, Michele</AUTN>
        <AUTA hint="Dati anagrafici">post 1641 - ante 1711</AUTA>
      </AUT>
      <ATB hint="AMBITO CULTURALE">
        <ATBD hint="Denominazione">ambito veneto</ATBD>
      </ATB>
    </AU>
    <MT hint="DATI TECNICI">
      <MTC hint="Materia e tecnica">intonaco/ pittura a mezzo fresco</MTC>
      <MIS hint="MISURE">
        <MISU hint="Unita&apos;">UNR</MISU>
      </MIS>
    </MT>
    <DA hint="DATI ANALITICI">
      <DES hint="DESCRIZIONE">
        <DESO hint="Indicazioni sull&apos;oggetto">L&apos;affresco rappresenta il mito di Latona, che tramuta in rane i contadini della Licia, i quali le hanno impedito di abbeverarsi allo stagno, presso cui si è fermata a riposare con i neonati Apollo e Diana durante la sua fuga dall&apos;ira di Giunone. La bionda dea è raffigurata in primo piano sulla destra, a piedi nudi, seduta a terra con la schiena poggiata al tronco di un albero inclinato verso destra, di cui si vedono solo il tronco e un paio di rami mozzi. La dea indossa una veste bianca di taglio classico, allacciata attorno al collo e con maniche corte a sbuffo, la quale le lascia scoperto il seno; un manto purpureo ricade dal braccio destro, sollevato verso il cielo palmo all&apos;insù per lanciare la sua maledizione contro i contadini, e la avvolge posteriormente, fungendo anche da seduta. I capelli sono raccolti in una crocchia matronale. Il volto rivolto verso l&apos;alto accompagna il movimento di supplica della mano destra. Diana le sta seduta in braccio, avvolta in una veste bianca più satura rispetto a quella della madre: volge la testa verso destra, come attratta da un elemento al di fuori della scena, mentre la mano sinistra è levata verso il seno di Latona in un gesto di rassicurazione tipicamente infantile. Anche Apollo sembra cercare riparo presso la madre: in piedi alla sua destra, si slancia verso di lei, sovrastandole la coscia con il busto, le braccia protese verso il suo petto. Biondo come la madre e la sorella, il piccolo dio indossa una veste cerulea, che nel movimento crea degli sbuffi attorno alla schiena e alla gamba sinistra protesa. Dalla parte opposta al trio, in secondo piano, con le gambe immerse nello stagno ricoperto di giunchi, sono raffigurati i contadini della Licia mentre subiscono la metamorfosi. Sono riconoscibili quattro figure a diversi gradi di trasformazione: il contadino più vicino alla riva, con la tunica giallo zafferano e le braccia protese in avanti, rivolge all&apos;indietro verso i compagni il volto già tramutato in rana, al pari delle mani; alla sua sinistra un contadino, che dà le spalle all&apos;osservatore e di cui si vede solo la gamba destra, indossa una tunica rossa e tiene un falcetto nella mano destra, e presenta anch&apos;egli la testa di rana. Subito dietro di lui si riconosce la forma di un altro contadino, già mutato in rana nella testa e nelle braccia, come il contadino alle spalle del primo con la tunica gialla, che si aggrappa ai giunchi dello stagno con un braccio completamente anfibio e quello sinistro con solo accennato un tono verdognolo all&apos;altezza della mano, mentre anche il volto è trasformato e di umano resta per il momento il corpo, ricoperto di una tunica celeste. Sopra il gruppo degli uomini-rana si libra su una nuvola Giove, accompagnato dall&apos;aquila nera e reso ancor più riconoscibile dai fulmini, che tiene stretti in numero di tre con la mano destra, e dallo scettro nella sinistra, nonché dalla corona dorata sul capo. Indossa una veste color crema, che ondeggia al vento, e volge lo sguardo in direzione di Latona. Sullo sfondo della composizione le fronde di un boschetto appena accennato sono piegate dal vento verso sinistra.  </DESO>
      </DES>
    </DA>
    <TU hint="CONDIZIONE GIURIDICA E VINCOLI">
      <CDG hint="CONDIZIONE GIURIDICA">
        <CDGS hint="Indicazione specifica">Proprietà Demanio dello Stato</CDGS>
        <CDGS hint="Indicazione specifica">Detenzione Università degli Studi di Padova</CDGS>
      </CDG>
    </TU>
    <DO hint="FONTI E DOCUMENTI DI RIFERIMENTO">
      <BIL hint="Citazione completa">Ton, Denis, Palazzo Cavalli, in Mancini, Vincenzo - Tomezzoli, Andrea - Ton, Denis (a cura di), Affreschi nei palazzi di Padova. Il Sei e Settecento, Verona: Scripta edizioni, 2018, pp. 175-203: 176-190.</BIL>
      <BIL hint="Citazione completa">Casamassima, Francesca, L’apparato decorativo delle Metamorfosi di Giovanni Andrea dell’Anguillara. Le serie iconografiche cinquecentesche, in Il Capitale Culturale. Studies on the Value of Cultural Heritage, XI (2015), pp. 423-446.</BIL>
    </DO>
  </OA>
</schede>
