
<schede>
  <BNP>
    <CD hint="CODICI">
      <TSK hint="Tipo scheda">BNP</TSK>
    </CD>
    <AC hint="ALTRI CODICI">
      <ACM hint="Codice museo">MGP-PD</ACM>
      <ACK hint="Codice campione">25516</ACK>
    </AC>
    <OG hint="OGGETTO">
      <OGT hint="OGGETTO">
        <OGTD hint="Definizione">fossile</OGTD>
        <OGTT hint="Definizione specifica">Scheletro completo di ittiosauro</OGTT>
      </OGT>
    </OG>
    <SP hint="SISTEMATICA - PALEONTOLOGIA">
      <SPS hint="SISTEMATICA">
        <SPSP hint="Regno">Animalia</SPSP>
        <SPSH hint="Phylum/ Divisione">Chordata (Vertebrata)</SPSH>
        <SPSB hint="Classe">REPTILIA</SPSB>
        <SPSO hint="Ordine">Ichthyopterygia</SPSO>
        <SPSF hint="Famiglia">Stenopterygiidae</SPSF>
        <SPSR hint="Genere">Stenopterygius</SPSR>
        <SPSS hint="Specie">quadriscissus</SPSS>
        <SPSD hint="Autore e anno specie">(Quenstedt, 1858)</SPSD>
      </SPS>
      <SPM hint="TIPO">
        <SPMT hint="Materiale tipico">no</SPMT>
      </SPM>
    </SP>
    <DA hint="DATI ANALITICI">
      <DES hint="DESCRIZIONE">
        <DESO hint="Descrizione oggetto">Gli Ittiosauri sono un gruppo di rettili marini mesozoici che mostrano un elevatissimo grado di adattamento all’ambiente acquatico. Il loro corpo idrodinamico aveva una forma simile a quello dei pescecani o dei delfini. La coda era eterocerca inversa, ossia con la colonna vertebrale estesa nella parte inferiore della pinna caudale. La loro pelle era liscia, il cranio allungato, con occhi da grandi a enormi e la bocca armata di numerosi denti più o meno aguzzi (alcuni ittiosauri avevano denti piccoli, altri li avevano grandi e altri ancora ne erano sprovvisti). I cinti scapolari e pelvici erano molto ridotti o addirittura assenti, gli arti presentavano iperfalangia, ossia un elevato numero di falangi per ogni dito e in alcuni generi perfino iperdattilia, ossia un numero di dita superiori a cinque, che è il numero normale per i vertebrati. La muscolatura era adatta allo scatto; nuotavano battendo la coda lateralmente e usavano gli arti a forma di pinna per cambiare direzione e stabilizzarsi. La maggior parte degli ittiosauri erano predatori e si nutrivano di pesci, molluschi (soprattutto cefalopodi), artropodi e rettili marini compresi ittiosauri più piccoli. In alcuni ittiosauri fossili sono stati trovati dei sassi nello stomaco (gastroliti) che forse servivano per aiutare la digestione. Completamente adattati alla vita marina, gli ittiosauri non raggiungevano mai la terra ferma ed erano vivipari, ovvero partorivano prole viva sviluppata nel corpo materno, come è evidente dal ritrovamento di femmine di ittiosauro trovate fossilizzate assieme ai neonati appena partoriti  o con embrioni nella gabbia toracica.</DESO>
      </DES>
    </DA>
    <LC hint="LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICO-AMMINISTRATIVA">
      <LDC hint="COLLOCAZIONE SPECIFICA">
        <LDCM hint="Denominazione struttura conservativa">Museo di Geologia e Paleontologia</LDCM>
      </LDC>
    </LC>
    <LR hint="DATI DI RACCOLTA">
      <LRV hint="LOCALITA&apos; DI RACCOLTA">
        <LRVK hint="Continente/ Subcontinente">EUROPA</LRVK>
        <LRVS hint="Stato">GERMANIA</LRVS>
        <LRVE hint="Località estera">Holzmaden, Wuerttemberg</LRVE>
      </LRV>
    </LR>
    <ET hint="ETA&apos; GEOLOGICA">
      <ETG hint="GEOCRONOLOGIA (CRONOSTRATIGRAFIA)">
        <ETGE hint="Eon (Eontema)">Phanerozoic</ETGE>
        <ETGR hint="Era (Eratema)">Mesozoic</ETGR>
        <ETGP hint="Periodo (Sistema)">Jurassic</ETGP>
        <ETGO hint="Epoca (Serie)">Lower Jurassic</ETGO>
        <ETGN hint="Altre suddivisioni cronologiche">Giurassico inferiore</ETGN>
      </ETG>
    </ET>
    <TU hint="CONDIZIONE GIURIDICA E VINCOLI">
      <CDG hint="CONDIZIONE GIURIDICA">
        <CDGS hint="Indicazione specifica">Università degli Studi di Padova</CDGS>
      </CDG>
    </TU>
    <DO hint="FONTI E DOCUMENTI DI RIFERIMENTO">
      <BIL hint="Citazione completa">ANTI A., 1981 – Gli ittiosauri del Lias germanico conservati nel Museo Paleontologico Universitario di Padova. Mem. Sci. Geol., 34:465-496, figg. 27, tavv. 5.</BIL>
    </DO>
  </BNP>
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