Modellizzare la natura
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Descrizione
Per secoli l’uomo ha rappresentato la Terra e l’Universo attraverso modelli. Pensiamo ad esempio ai mappamondi, alle sfere armillari o agli astrolabi.
È però col ‘700 e soprattutto dall’800 i che i modelli diventano cruciali per le scienze naturali, affiancando altri ausili didattici quali tavole parietali o erbari. Costruiti in materiali diversi a seconda del periodo, dalla cera all’avorio, dalla carta pesta alla plastica, erano spesso fatti di parti amovibili, riprendendo la logica delle dissezioni. Si diffusero nel corso dell’800 non solo in ambito universitario, ma anche presso le scuole secondarie grazie a ditte specializzate quali la Maison Auzoux in Francia e la Manifattura Brendel, attiva tra Polonia e Germania.
In ambito botanico, i modelli illustrano in particolare la struttura o la crescita dei vegetali, permettendo inoltre d’identificare specie a volte difficilmente osservabili in natura.
Modelli di funghi
« Sarebbe soprattutto vantaggioso riprodurre in modo esatto la forma e la struttura dei funghi che, per la maggior parte, esistono solo per un breve periodo di tempo e non possono quindi essere presentati con ordine agli studenti nelle dimostrazioni botaniche.» Antoine-Laurent de Jussieu, 1791
Poiché i funghi sono molto simili tra loro e facilmente deperibili, si considerava fondamentale realizzarne modelli tridimensionali. L’Università di Padova ne conserva varie collezioni.
Una di queste raccolte, in cera d’api, venne creata negli anni 1830 da Carlo Avogadro degli Azzoni. Per facilitare il riconoscimento da parte degli studenti, i tessuti interni sono messi in evidenza e le basi d’appoggio hanno colori diversi: verdi per i funghi commestibili, rosse per quelli che richiedono attenzione, e nere per i funghi tossici.
Gli altri funghi esposti, in creta, furono probabilmente realizzati intorno agli anni 1870 da Egisto Tortori, apprendista e in seguito direttore dell’Officina di Ceroplastica del Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze. Vennero commissionati dal Prefetto dell’Orto botanico Roberto De Visiani.
Visualizzare la struttura cristallina: modelli di minerali
Nel corso dei secoli, i minerali sono stati studiati con tecniche sempre più raffinate, dalla semplice misura degli angoli tra le facce dei cristalli fino alla diffrazione dei raggi X. Quest’ultima tecnica ha permesso, a partire dall’inizio del ‘900, di mettere in luce le strutture cristalline, la disposizione di atomi e molecole, la natura dei legami chimici e la densità di elettroni nei materiali.
Così, se i primi modelli mostravano solo la geometria dei diversi cristalli, si è poi arrivati all’uso dei modelli molecolari, introdotti in chimica già negli anni 1860. Questi modelli mostrano la posizione dei diversi atomi e i loro legami e, sebbene non rappresentino le molecole in modo preciso, sono stati importanti ausili non solo nella didattica, ma anche per la ricerca, favorendo scoperte in vari ambiti fra ‘800 e ‘900, come quella della struttura a doppia elica del DNA. Sono ormai stati sostituiti da programmi di computer grafica.





